Castello a Caccamo – Il Castello

Segno di alterne vicende e testimonianza di fatiche e lotte di popolo, il Castello fu concepito e realizzato come torre di avvistamento e fortilizio fin dal secolo XII; successivamente, quale caposaldo dal secolo XIV, fino alla prima metà del secolo XVII; infine ristrutturato e adibito a palazzo residenziale dalla seconda metà del secolo XVII. Aggiunte e modifiche furono apportate nel corso dei secoli, fino ad assumere definitivamente l’attuale assetto architettonico, adatto per una polivalente fruizione culturale.

Nel castello in Sicilia vi si accede percorrendo una stradina in selciato rustico. Superato il primo cancello, salendo attraverso una rampa munita di merlature alla “ghibellina”, s’impone possente l’Ala Prades, costruita nel Quattrocento dall’aragonese Don Giaimo, sulla quale si aprono caditoie, aperture monofore e bifore.

Un bassorilievo raffigurante una mano che tiene una bilancia con la sigla D.I.V.Q.I.T., (Diligite Iustitiam Vos Qui Iudicatis Terram: amate la giustizia voi che giudicate la terra), ricorda il diritto dei signori medievali di amministrare la giustizia civile e penale.

Da un secondo cancello si accede a un cortiletto che porta alle scuderie e alla sovrastante sala delle Udienze, trasformata nell’Ottocento in teatro di corte. A destra, il corpo di guardia.

Un arco a tutto sesto, con funzione di sostegno a un preesistente arco a sesto acuto di epoca chiaramontana, consente di accedere a un terrazzo panoramico e alla Cappella di Corte.

Da lì si scende nei dammuselli, prigioni anguste e buie, con toccanti graffiti alle umide pareti, realizzati dai condannati.

Dal grande atrio si accede al piano nobile, sormontato da un portale della seconda metà del Seicento, sul quale è posta una lapide che ricorda la sconfitta degli Angioini, nel 1302, ad opera di Giovanni Chiaramonte il Vecchio, e i restauri fatti eseguire dal duca Don Antonio Amato.

Nel salone, detto della Congiura, nel 1160, si riunirono i baroni siciliani ribelli a Guglielmo I, il Malo, capeggiati dall’ambizioso nobile normanno Matteo Bonello. Alcune sale ospitano mostre realizzate dalla Pro Loco, fra le quali spiccano quella che contiene gli stemmi della manifestazione “La Castellana di Caccamo” (foto) e la “sala del camino” dove sono esposti alcuni abiti fine ‘800.

Il piano sottostante, un tempo riservato alla servitù e alla conservazione degli alimenti, ospita oggi una rara collezione di armi. Cinque imponenti torri, hanno avuto un’importante  funzione di raccordo con l’apparato difensivo: torre di Pizzarone, a valle della rupe; torre delle Campane, trasformata in torre campanaria del Duomo nel 1627; torre, a sinistra del prospetto, della Chiesa della SS. Annunziata, adibita anch’essa a torre campanaria; torre Mastra, in gran parte crollata a causa del terremoto del 1823; torre della Fossa o del Dammuso; torre Gibellina.

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