Comune di Aidone

Cenni storici


A volte la storia di un paese può esprimere insieme conoscenza e mistero, certezza e necessità di approfondimento. Aidone fu fondato da un gruppo di mercenari lombardi giunti in Sicilia al seguito di Ruggero D’Altavilla. L’abitato, inizialmente ubicato nell’area degli odierni quartieri di San Lorenzo, attorno al Castello oggi in rovina, e di San Giacomo, in direzione della chiesa di Sant’Antonio Abate, nei secoli successivi continuò ad espandersi grazie alla presenza di diversi ordini monastici. L’espansione subì un arresto a causa del violento terremoto del 1693. Un ruolo importante fu svolto da Filippo Cordova, ministro dell’agricoltura, industria e commercio e delle finanze nei primi anni del Regno D’Italia, e il più volte Senatore Vincenzo Cordova.

 Attrattiva principale


Morgantina
Una delle attrattive più interessanti, non solo di Aidone, ma anche dell’intero entroterra della Sicilia è rappresentato dall’antica città greca di Morgantina.  Morgantina è stata identificata nel 1955 da una spedizione di archeologi dell’università di Princeton che riuscì a mettere in luce quanto era rimasto dopo la distruzione ordinata da Ottaviano nel 36 a.C. La sua scoperta ha permesso, infatti, agli archeologi di approfondire attraverso i numerosi reperti e strutture architettoniche di eccezionale valore, i rapporti fra le comunità indigene della Sicilia e i Greci che, a partire dal VI secolo a.C., intrapresero la colonizzazione delle aree interne dell’isola.  Lungo il perimetro dell’Area Archeologica sono visibili le antiche mura di cinta. Sul pianoro al centron si trova l’Agorà, strutturata su due livelli, quello inferiore riservato ai riti sacri, quello superiore per fini commerciali e pubblici, collegati da una grande scalinata alle ville ellenistiche (500 mq circa). Sull’Acropoli, oltre alle succitate capanne morgetiche, si trovano anche i resti più antichi della città e dell’area sacra, che comprende dei piccoli templi ed il naiskos arcaico, un grande tempio lungo all’incirca 32 metri e risalente al VI secolo a.C.

Da visitare


Museo Archeologico Regionale
Il Museo Archeologico Regionale di Aidone, fu costruito dai frati Cappuccini nel 1612 ed originariamente fu il loro convento. Poco tempo dopo al convento venne affiancata una chiesetta che attualmente è l’ingresso principale del museo. Superato l’ingresso non si potrà fare a meno di ammirare il maestoso trittico dipinto a olio che raffigura la Natività. Il grande altare in legno le sobrie linee di severità francescana e il paliotto in cuoio rimarcano l’ideale di povertà dei Padri Cappuccini. A causa della confisca dei beni avvenuta nel 1866, l’intero edificio venne utilizzato come orfanotrofio ed infine fu abbandonato nei primi del ‘900. Durante i primi anni del 1980, su progetto dell’architetto Franco Minissi, l’edificio fu restaurato e trasformato in Museo Archeologico Regionale inaugurato nel 1984. Attualmente la chiesa viene utilizzata come auditorium, mentre nelle sale del convento sono esposti tutti i reperti rinvenuti dagli scavi archeologici di Morgantina i quali sono tutti ordinati per temi e cronologia, che illustrano ai visitatori le varie vicende della cittadina siculo-greca.  Negli ultimi anni il museo ha accolto gli acròliti, il tesoro di argenteria detto di “Eupòlemo” ed infine la sublime ed elegantissima “Venere”, capolavori restituiti dall’America dove erano arrivati illegalmente dopo il trafugamento da Morgantina.

Santa Maria La Cava e la Torre Adelasia
La chiesa di Santa Maria La Cava si ritiene fondata nel 1134 sul sito di un cimitero saraceno per volere di Adelasia, nipote del Conte Ruggero, accanto ad una torre che da lei prese il nome. Della primitiva struttura normanna rimangono soltanto la parte absidale e la cappella laterale con una magnifica volta a crociera, archi acuti e costoloni. La chiesa  è anche un santuario dedicato a San Filippo Apostolo: il simulacro del santo, ritenuto miracoloso, custodito in una cappella riccamente decorata di stucchi, è oggetto di grande venerazione: il 1° maggio i pellegrini provenienti da tutti i comuni della provincia giungono ad Aidone, per celebrarlo, ringraziarlo o impetrare grazie. Sulla piazza Filippo Cordova si affaccia la Torre Adelasia, che oggi costituisce la torre campanaria dell’annessa chiesa che all’epoca costituiva una delle torri di difesa. La torre si presenta a tre ordini: la parte più bassa di impianto medievale, ha una porta ogivale sormontata da caratteristici archetti pensili; il secondo ordine è in stile gotico-catalano, con grandi monofore in pietra bianca con archi a tutto sesto; la parte più alta è in stile settecentesco ed ha una vela intera costituita da strette celle balaustrate e che si conclude con un arco che fa da cornice ad un orologio.

Sant’Anna
Alle sue origini, la chiesa fu intitolata a Sant’Anna e nel 1623 vi fu annesso il convento dei Frati Osservanti di San Francesco del quale rimane solamente una parte del meraviglioso chiostro formato da colonne intagliate in blocchi unici di pietra arenaria e arcate di laterizi. Più tardi, precisamente nel 1640, il convento passò ai Frati Minori Riformati che dedicarono la chiesa a Santa Rosalia. Soltanto qualche anno dopo, tutto il complesso riprese il suo nome originale di Sant’Anna. All’interno della chiesa possiamo ammirare un quadro risalente al 1845 dei famosi fratelli ceramisti Vaccaro provenienti da Caltagirone, ed una pregiatissima acquasantiera tutta di marmo risalente al ‘500; sull’altare maggiore si innalza uno splendido crocifisso in legno risalente al ‘600, attribuito a Fra’ Umile Pintorno da Petralia. La sagrestia mantiene da anni uno splendido armadio in legno diviso in tre scomparti, intarsiato e scolpito con fiori e animali, attribuito ad un frate e risalente alla fine del ‘600 e gli inizi del ‘700.

Chiesa di San Leone
Sulla Piazza Umberto I si affaccia la chiesa più antica di Aidone ovvero San Leone, dedicata a Papa Leone II. Una tradizione pone la costruzione della chiesa al 1090 e narra che sarebbe stata edificata utilizzando per le fondamenta conci megalitici della smantellata città siculogreca di Morgantina. La Chiesa subì gravi danni a causa del terremoto del 1693 e fu ricostruita nel 1794 come ricorda l’iscrizione sul ricco portale che è in pietra arenaria di stile barocco con arco a tutto sesto, fiancheggiato da due colonne aggettanti con pigne. La chiesa è ad una navata ed al suo interno sono conservarti un dipinto su tela che raffigura il Battesimo di Gesù, due grandi tele risalenti al ‘700 che raffigurano una i Santi Cosma e Damiano e l’altra San Leone (quest’ultima con dedica del popolo erbitense al suo patrono), una statua del ‘600 di Sant’Antonio con in braccio un Bambinello dell’800 ed in fondo alla chiesa, in alto, un antico organo risalente al 1620.

Chiesa di San Domenico
Originariamente la chiesa fu intestata a San Domenico e la sua costruzione risale al 1419 per volontà del beato Fra Vincenzo da Pistoia, su progetto dell’architetto aidonese Vincenzo Di Luca. Il tempio fu dedicato nel 1625 a San Vincenzo Ferreri. Distrutta dal terremoto del 1693 e ricostruita nel secolo successivo, è pregevole per la sua facciata in pietra bianca lavorata “a punta di diamante”, una tecnica diffusa soprattutto nella costruzione di edifici civili. Vennero inseriti successivamente elementi decorativi barocchi in pietra arenaria locale, tra cui un ricco portale ed alti e slanciati cantonali culminanti in un timpano ribassato con cornice aggettante. E’ da notare sul prospetto, l’ampia finestra a edicola, anch’essa in pietra locale. L’interno della chiesa è a navata unica, con pareti adornate da pesanti stucchi risalenti al ‘700. Era annesso alla  chiesa un convento che, dopo il grave terremoto, venne adiibito per lungo tempo a Scuole Elementare Maschile. Soltanto negli ultimi anni, grazie ad un lavoro  di restauro, la chiesa ed il convento sono ritornati nel loro antico splendore, in attesa di un possibile riutilizzo per attività di alto livello culturale.

Chiesa di San Lorenzo
Presso i ruderi del castello sorge la chiesa di San Lorenzo costruita nel XI secolo. La chiesa dopo gli ingenti danni subiti dal terremoto del 1693, venne ricostruita e della struttura originaria si conservano l’elegante portale con arco a sesto acuto, strombato e sormontato da un timpano, e la torre, mai completata e adibita a campanile. Ai lati del prospetto la chiesa presenta due raffinate volute in pietra di puro stile barocco. Sulla destra del portale si scorgono due scanalature orizzontali che rappresentano il palmo e la canna (rispettivamente pari a m. 0,258 e m. 2,064) che sono delle unità di misura che venivano anticamente usate nella città. Al suo interno si conservano arredi sacri, antichi paramenti sacri, statue e tele, tra questi la chiesa custodisce un reliquiario a forma di braccio contenente una reliquia di San Lorenzo.

Chiesa della Madonna delle Grazie
Secondo un’antica tradizione, la chiesa della Madonna delle Grazie venne costruita durante la prima metà del XVII secolo e la sua facciata è caratterizzata dalla pietra arenaria rossa. All’interno quello che si nota a primo impatto è l’altare maggiore di legno dipinto in stile barocco; vi è poi un quadro del ‘600 che raffigura la Santa Vergine col Bambino lattante, dipinto su tavola di ardesia ad opera di Pietro Antonio Novelli; vi è ancora una grande tela di un autore ignoto del 1642, che raffigura le Sante Vergini siciliane Lucia ed Agata, ed altri affreschi che sono purtroppo danneggiati dall’umidità, mai restaurati ed ormai illeggibili.

La Villa Comunale
Il Corso Vittorio Emanuele, più comunemente noto come Villa Comunale o “belvedere”, è formato da ombrosi viali ed angoli silenziosi ricco di pregiati abeti, olmi e querce secolari. Da questo spazio verde è possibile ammirare a 180 gradi l’incantevole panorama di gran parte della Sicilia orientale e tutta la piana di Catania, mostrando panorami suggestivi e, sullo sfondo, si può ammirare il possente vulcano dell’Etna.

Il Castello Medievale (Castellaccio)
Sul punto più alto di Aidone (circa 900 m. s.l.m.), dal quale si può godere di uno scenario panoramico suggestivo a 360°, giacciono i ruderi del “Castellaccio” (in dialetto Cast’ddazz’), il quale è il nome dato ai ruderi del castello medievale. Fu costruito forse dagli Arabi ed in seguito occupato dai normanni in posizione strategica con una visuale panoramica a 360° che permetteva di controllare le principali vie di comunicazione della Sicilia Centrale. Tra la fine del 1300 e gli inizi del 1400 Re Martino il Vecchio e la Regina Bianca di Navarra, moglie di Martino il Giovane, vi soggiornarono per ridurre all’obbedienza i riottosi feudatari siciliani, ricevendo l’omaggio degli ambasciatori delle città demaniali e dei feudatari del regno. A causa del grave terremoto del 1693 si salvarono solo pochi ambienti che furono adibiti per pochi anni a carcere. Trascurato ed infine completamente abbandonato all’inclemenza del tempo, oggi purtroppo ai visitatori si presenta solo un ammasso informe di rovine.

Tipicità


La cucina locale si basa su ricette semplici e su una grande varietà di sapori, riesce a garantire ancora oggi la sicurezza dei prodotti della terra, che sono utilizzati nel periodo delle stagioni di pertinenza. Dai vigneti impiantati sulle colline, si traggono vini frizzanti e profumati e dagli oliveti si ottiene un gustoso e corposo olio extravergine. L’allevamento, soprattutto ovino, invece sostiene la produzione di gustosi formaggi, quali la tuma e il primosale, il pecorino, la ricotta. Sempre rimanendo in tema di dolci, non ci dimentichiamo di citare i  prelibati biscotti all’uovo e al vino, i buccellati ripieni di mandorle e di fichi secchi, o la mostarda di fichi d’india.

La cicerchia
Produzioni tipiche del paese sono fin dall’antichità verdure, cereali e i legumi, fra cui la cicerchia la quale possedeva un posto di rilievo. Uno dei piatti tipici del luogo, fino a qualche tempo fa, era la polenta preparata con la farina di cicerchia, ottenuta dai semi tostati e macinati, e chiamata dalla gente del posto frascuatula. La cicerchia il cui nome scientifico è lathyrus sativus, è un legume appartenente alla famiglia delle fabaceae, ormai quasi del tutto scomparso dalle nostre tavole. A metà tra i ceci e le fave, assomiglia alla veccia e contiene nei suoi baccelli dei semi bianchi e tondeggianti, simili ai ceci ma più schiacciati, e si caratterizzano per il loro sapore dolce che ricorda quello dei piselli. La cicerchia ha origini molto antiche, arriva dal medioriente. Greci e Romani ne mangiavano e per secoli la cicerchia era un piatto molto comune sulle tavole degli italiani: sbollita, la facevano come purea o saltata in padella con aglio e peperoncino. Si mangiava con pane duro spezzato in piccoli pezzi. La cicerchia è ricca di proteine, di vitamine B1, B2, PP, calcio, fosforo e fibre ed è ottima per la preparazione di zuppe e minestre e per accompagnare salsiccia e cotiche di maiale. Si semina in primavera, all’inizio di aprile, e si raccoglie alla fine di luglio/inizio agosto; quando la pianta è ingiallita e i baccelli sono diventati scuri. Non ha bisogno di colture particolari, cresce anche in condizioni difficili: siccità, terreni poco fertili e temperature basse. Viene definita coltura di assicurazione poiché anche quando gli altri prodotti ortofrutticoli non riescono a produrre molto questa invece promette sempre un’ottimo raccolto. Può essere mantenuto in stato di conservazione per oltre due anni.

Appuntamenti


FEBBRAIO

Il Carnevale ed i Festini: Ai festini e alle feste da ballo private che si tengono per Carnevale, gli estranei non invitati sono ammessi se  vestiti in maschera. Al grido “Gghj’ n-è f’stingh?” (c’è una festa?) possono scegliere due balli. Di solito si balla uno scotz, ballo tipico aidonese, che si può ballare a coppie o a gruppi. La maschera di Carnevale caratteristica di Aidone è ù c’ddaz (l’uccellaccio) che è irriconoscibile nell’aspetto e nella voce. Le tradizioni carnevalesche di Aidone risalgono al XIV sec. Quando i contadini coglievano l’occasione per mascherarsi e intrufolarsi a casa dei padroni per prendere un po’ di vino. (settimana di Carnevale)

MARZO – APRILE

Tavolata di S. Giuseppe: Le tavolate di San Giuseppe vengono preparate nelle case dei devoti che per tutta la giornata rimarranno aperte al pubblico. Ogni tavolata è diversa dall’altra ed ognuna è ricca di pietanze gentilmente offerte dai concittadini. Le pietanze vanno dai primi piatti ai dolci. Tutte le tavolate sono caratterizzate dalla vasta presenza di pane, il quale sarà benedetto dal parroco il giorno della festa. Questa usanza ricorda così la Sacra Famiglia e lo spirito della carità cristiana nei confronti dei più poveri. (19 Marzo)

Settimana Santa e Giunta di Pasqua: Ad Aidone la Pasqua si festeggia dalla domenica delle Palme alla domenica di Pasqua. Gli eventi più importanti sono: la domenica delle Palme, il mercoledì Santo, il giovedì Santo, Il venerdì Santo e per finire la domenica di Pasqua. La Sacra Rappresentazione prende spunto dal teatro spagnolo, avendo per protagonisti le sette confraternite, i santoni, gigantesche statue di circa tre metri raffiguranti i dodici apostoli, con testa e braccia di cartapesta su una struttura in legno internamente vuota per permettere ai portatori, detti Santari, di inserirvisi dentro e di portarli a spalla, e per finire i lamentatori. In genere i lamentatori sono cinque o sei voci che eseguono i lamenti, antichi canti in siciliano, accompagnando le processioni del precetto, della visita dei sepolcri e del venerdì Santo. (settimana Santa)

MAGGIO

Festa di San Filippo: Il 1º maggio di ogni anno la statua di San Filippo, ritenuta miracolosa e custodita insieme alle reliquie nella chiesa di Santa Maria Lo Plano, viene portata in processione per le vie del paese. La statua attuale venne realizzata nel 1801, in ebano e con la veste rivestita di foglia d’oro. Una volta uscita dalla chiesa, la statua viene portata girata di spalle, affinché non volga lo sguardo in direzione di Piazza Armerina a causa di un’antica contesa e per una tradizione secondo la quale il santo concederebbe più facilmente miracoli ai forestieri. Si narra che l’apostolo scacci con il suo bastone chi richieda insistentemente una grazia senza fede. (1 Maggio)

LUGLIO

Madonna delle Grazie e corteo storico di Adelasia: La festa della Madonna delle Grazie si celebra nella omonima chiesa, posta all’antico ingresso est del paese, vicinissima alla più antica chiesa di Sant’Antonio Abate, nel vecchio quartiere abitato soprattutto dai contadini. E’ la prima festa dell’estate. Dopo la processione si assiste allo spettacolo dei fuochi d’artificio. Da qualche anno è caratterizzato da un corteo storico medievale, realizzato dalla FIDAPA, che ricorda Adelasia del Vasto la moglie di Ruggero II, la fondatrice della chiesa di Santa Maria La Cava. (2 Luglio)

AGOSTO

San Lorenzo martire – Santo Patrono: San Lorenzo martire è il santo patrono di Aidone e la sua festa cade nel periodo più fecondo il raccolto, cosa importante se si tiene conto che la società aidonese si basava sull’agricoltura. Oggi la festa viene dedicata anche agli emigrati e viene fatta coincidere con le tradizionali manifestazioni estive: tornei, esibizioni musicali e bandistiche. La festa si conclude con uno spettacolo di fuochi d’artificio alla mezzanotte del 10 Agosto. Nel Museo Parrocchiale dell’omonima chiesa sono custodite le testimonianze: una tela del seicento rappresentante il suo cruento martirio, una pergamena del ‘ 500 attestante la veridicità della reliquia custodita in un braccio di argento, e altri oggetti del culto tradizionale. (10 Agosto)

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