Comune di Maletto

Cenni storici


Maletto, arroccato sul fianco di una collina, è un Comune della Sicilia, situato provincia di Catania; immerso in una natura bellissima di paesaggi che si susseguono l’un l’altro. La zona circostante è stata popolata sin dal Neolitico, ma l’origine di Maletto risale al XIII secolo, quando nel 1263, Manfredi Maletta, conte di Mineo, che fu il fondatore del primo nucleo abitato: parente dell’imperatore Federico Il, su uno sperone roccioso, costruì una torre di avvistamento e comunicazione detta “Torre del Fano”. Da allora, il luogo fu chiamato Maletto. La torre, fortificata divenne “Castello” ed attorno ad esso sorsero le prime abitazioni. Il feudo e castello, alla metà del XIV sec. passarono agli Spadafora. Questi nel corso del XV sec. costruirono il centro urbano raccogliendo una popolazione che si consolidò agli inizi del XVII sec., con la concessione agli stessi del titolo di Principi di Maletto, che favorirono la venuta di nuovi abitanti con varie agevolazioni. A Maletto molti trovarono ospitalità e protezione. Dopo l’abolizione del feudalesimo, nel 1812, Maletto divenne comune autonomo, in Provincia di Catania. Ha attraversato le vicende borboniche e risorgimentali dell’800 e data la sua economia agricola e povera, ha subito nel corso del ‘900 un’emigrazione verso le Americhe, l’Australia, il Centro Europa le altre parti d’Italia. Tuttavia, negli ultimi decenni, l’antico borgo feudale è diventato una moderna cittadina munita dei servizi pubblici essenziali. Maletto è considerata la capitale della “ciaramedda”, strumento tipicamente pastorale diffuso in tutto il territorio siciliano, il cui suono, particolarmente suggestivo, riecheggia ancora oggi per tutte le strade. E’ il comune più alto della provincia di Catania, posto in un suggestivo contesto naturalistico dominato dall’Etna con sullo sfondo i Nebrodi. Da visitare il parco sub urbano di Pizzo-Filicia, il Palmento del Campiere, facilmente raggiungibili; il bosco di Maletto per escursionisti e il Museo Civico, con la sezione archeologica ed etnografica.

Attrattiva principale


Castello di Maletto

Sulla cima di una rocca, anticamente denominata “Rocca del Fano”, si trovano i ruderi di quello che fu il Castello di Maletto. La sua origine va collocata molto presumibilmente nel corso del XIII secolo, in epoca sveva o aragonese, legata all’opera di Manfredi Maletta (1232-1310), Gran Camerario sotto il regno del re Manfredi (1258-1266). Costui, intorno al 1263, dopo aver fondato la città di Manfredonia in Puglia, venne in Sicilia, ove costruì l’oppidum di Maletto, una piazzaforte di natura militare, nel feudo che da quel momento assunse il nome del suo fondatore (feudum Malecti): l’azione di Maletta fu verosimilmente indirizzata alla realizzazione di una struttura fortificata sulla rocca, dotata di una cinta muraria e di una torre di avvistamento, con l’obiettivo di controllare la sottostante pianura di Santa Venera, attraversata da un importante asse viario, ossia l’antica strada che collegava Palermo a Messina. Tuttavia, non è escluso che la rocca fosse stata utilizzata anche in epoche precedenti, magari ospitando costruzioni, come la torre, con le medesime funzioni di vedetta e punto di segnalazione. Attorno al castello, si formò il primo nucleo dell’abitato di Maletto. Durante la guerra del Vespro, dopo il 1282, il castello di Maletto svolse un’importante funzione militare ponendosi in difesa di Randazzo, aragonese, avverso gli attacchi angioini provenienti da Catania. Dopo le alterne vicende della fine del XIII secolo, il Castello passò da Manfredi Maletta agli angioini per breve periodo, quindi di nuovo a lui, e successivamente agli Homodei di Randazzo. Nella prima metà del XIV secolo, re Federico III d’Aragona (1295-1337) lo concesse a Ruggero Spadafora, Barone di Roccella e Giustiziere del Valdemone, “in conseguenza di spese fatte senza delle quali non si sarebbe potuto custodire in difesa di Randazzo”. Negli anni 1330-37, Ruggero Spadafora lo fortificò ulteriormente, costruendo la seconda cinta muraria, divenendo così successivamente anche la residenza in Maletto degli Spadafora.

Da visitare 


Chiesa di S. Michele Arcangelo: situata nel cuore della centrale via Umberto, si erge la chiesa dedicata a S. Michele Arcangelo, probabilmente la più antica di Maletto. La chiesa di S. Michele è rimasta Chiesa Matrice fino al 1877, anno in cui fu eretta la nuova Matrice intitolata ai “SS. Cuori di Gesù e Maria”. La chiesa apparteneva alla famiglia Spadafora, feudataria di Maletto, che dal 1619 possedeva il feudo col titolo di “Principe di Maletto”. La chiesa venne gravemente danneggiata dal terremoto del 1818 col crollo del campanile, ricostruito con molti stenti e dotato dell’orologio civico con la sola campana che batteva le ore. É stata diverse volte ristrutturata: da ultimo nel 1931 con l’installazione anche dei quadranti dell’orologio; nel 1963 con rifacimenti interni e lo smantellamento del cimitero sotterraneo alla Chiesa; nel 1987 con il restauro del campanile, della facciata e il rifacimento del tetto. Il prospetto laterale rappresenta la facciata di ingresso della chiesa, con il campanile che si imposta a partire dal margine sinistro. L’interno della chiesa è costituita da una singola aula rettangolare, terminante con il presbiterio quadrangolare leggermente rialzato rispetto al piano aula, in cui domina il simulacro di San Michele Arcangelo, adagiato all’interno della nicchia centrale. La chiesa di S. Michele conserva interessanti opere d’arte: due tele, una riconducibile a contesti artistici settecenteschi (Annunciazione), l’altra di probabile ascendenza seicentesca (Trinità e Anime del Purgatorio). In quest’ultima, nella sezione inferiore della composizione, in cui vi sono raffigurati i dannati avvolti dalle fiamme del Purgatorio, emerge la figura di un’anima che indica Miseremini mei, ad avere pietà, quindi, della sua condizione di dannato. Inoltre, si conserva anche un Crocefisso ligneo, sul quale non si possiedono notizie circa l’autore e il periodo di realizzazione.

Chiesa dei SS. Cuori di Gesù e Maria (Chiesa Madre): l’attuale Chiesa Madre, dedicata ai Sacratissimi Cuori di Gesù e Maria, si impone sul punto sommitale della Via Matrice. Venne realizzata alla metà del XIX secolo, nel momento in cui divenne una necessità impellente la realizzazione di un nuovo edificio sacro per contenere una popolazione in piena ascesa demografica (nel 1855, Maletto contava circa 2500 abitanti). La costruzione della Chiesa venne completata nel 1877, e il 3 giugno dello stesso anno fu consacrata dal Cardinale Dusmet, Arcivescovo di Catania. La chiesa è caratterizzata da un’imponente facciata, posta a conclusione della scenografica scalinata di accesso, scandita in tre ordini da paraste in pietra lavica. Tale tripartizione esterna si riflette nell’impianto interno dell’edificio: costituito da tre navate, tra le quali quella centrale possiede dimensioni maggiori rispetto a quelle laterali, divise da arcate a tutto sesto. La navata centrale si conclude con un presbiterio absidato, mentre le navate laterali terminano con cappelle absidate. Pilastri decorati in stucco, altari marmorei di stampo neoclassico, adornano lo spazio interno, insieme a vari simulacri, come quello di S. Giuseppe, dei SS. Cuori di Gesù e Maria, oltre ad una grande tela raffigurante il Transito di San Giuseppe, risalente al 1793 e attribuita al pittore Marcello Leopardi, forse una copia dell’originale conservato presso la chiesa dei Minoriti a Catania.

Sciare di Santa Venera: nei pressi del Km 174 della SS. 120, è possibile ammirare i resti di un antico insediamento alto medievale, collocato a contrada Edera, tra le Sciare laviche di Santa Venera, la quale, pur ricadendo all’interno del territorio del comune di Bronte, si trova in prossimità dell’abitato di Maletto. Recenti indagini archeologiche hanno portato alla luce i resti di strutture circolari e rettangolari in pietra lavica, le quali hanno restituito materiale ceramico ed indicatori cronologici datati tra l’VIII e il IX secolo d.C., pertinenti ad una fase finale del dominio bizantino della Sicilia. Il sito è inserito all’interno del SIC “Lago Gurrida e Sciare di Santa Venera”, creato dal Parco dell’Etna nel 2015, di cui costituisce una tappa fondamentale nel percorso naturalistico che attraversa le antiche lave di Santa Venera.

Museo Civico “Salvo Nibali”: si trova nella zona più alta della Via Umberto, sito presso i locali dell’ex “macello” di Maletto. Inaugurato nel 2010, attualmente è stata allestita soltanto la Sezione Archeologica, strutturata in tre sale espositive contigue, in cui sono esposti i reperti rinvenuti nelle varie campagne di scavo promosse dalla Soprintendenza di Catania, a partire dal 1987/1988, svoltesi nelle aree limitrofe l’abitato di Maletto, come l’ampia vallata delle Sciare di Santa Venera e la grotta a scorrimento lavico di contrada Tartaraci. I rinvenimenti attestano che l’occupazione e lo sfruttamento dell’area iniziano in epoche remote, tra il Neolitico Medio e Tardo, un periodo che oscilla tra la fine del VI e il IV millennio a.C., per continuare a fasi alterne nel Bronzo Antico, in epoca greca e addirittura fino ai secoli centrali dell’alto medioevo, come dimostrato dalle recenti ricerche condotte presso contrada Edera.

Parco comunale sub-urbano “Pizzo Filicia”: a circa 1.140 m di altezza slm, nella collina del “Pizzo” del comune di Maletto, vi è il Parco sub-urbano: un’area verde, istituita dal comune nel 1988 e già prevista nel decreto istitutivo del Parco dell’Etna, che si estende per 16 ettari, posta a monte del centro abitato e a cavallo tra il Parco dell’Etna e il Parco dei Nebrodi. La posizione geografica della stessa, alquanto singolare e suggestiva, dona al parco, che di per sé rappresenta un punto panoramico, degli scenari di indubbia bellezza, e al contempo funge da scudo e protezione per il paese da eventuali colate laviche, regalando agli abitanti del luogo una visione del verde malettese, che in questo posto trova la sua massima espressione. Un’ alternanza tra rocce arenite- calcaree e di una fitta vegetazione arborea e arbustiva, costituita da querce di Roveri, Roverelle, Lecci e arbusti di Rovi, accompagnati da uno specchio d’acqua “il laghetto”, caratterizza questo luogo, che durante il corso degli anni è stato oggetto di studi, progetti e approfondimenti a scopo prettamente naturalistico, ambientale e turistico. Il nome del sito “Filicia” si pensa che derivi dalle piante di felce (in dialetto malettese “filicie”) molto diffuse nel luogo, di cui oggi è possibile osservarne solo alcuni esemplari, ed essendo tra le prime piante comparse sulla terra, contribuiscono a caratterizzare la variabilità botanica, intesa anche in senso evolutivo del posto. Con una gestione dapprima comunale e poi ad opera dell’Ente Demaniale per la gestione delle Foreste, il Parco sub-urbano nel tempo ha potuto incrementare la sua vocazione all’accoglienza turistica, con la presenza di piccole aree attrezzate e di parchi giochi: inoltre, nel 2013 ad opera del “Distretto Taormina Etna”, sono stati ultimati i lavori di manutenzione della strada che costeggia la piccola collina, arteria di collegamento con la SS 284, rendendola maggiormente fruibile. La valenza naturalistica del sito, oltre ad essere indiscussa, è messa in evidenza dai diversi progetti Life, che lo vedono protagonista, come quello attuato dalla Coop.Petraviva Madonie, in collaborazione con l’Università degli studi di Palermo.

Palmento del Campiere: si tratta di un antico palmento risalente al 1800, che all’epoca fu costruito al centro di una zona ricca di vigneti. Con un prospetto, un pigiatoio e torchio in pietra lavica, oggi invece rappresenta il fulcro dell’appartenenza del comune di Maletto al Parco dell’Etna. Raggiungibile dalla SS284, da questo posto è possibile ammirare il versante nord-occidentale dell’Etna in tutto il suo splendore, con annessi conetti vulcanici, oltre ad un laghetto stagionale che tende a formarsi durante il periodo delle piogge, conosciuto dagli abitanti del luogo con il nome di “acqua ru maggiu”. Questo caseggiato racchiude in sé anni di storia, testimoniando anche il cambiamento della vocazione agricola del luogo, che attualmente presenta una copertura di boschi etnei, caratterizzati dalle presenza di diverse specie endemiche, quali la ginestra dell’Etna, che crescono su un terreno di natura varia, arricchito dalle ceneri vulcaniche. Solo una piccola parte dei terreni circostanti è dedicata alla coltivazione di vigneti, oliveti, colture ortive e erbacee e al pascolo, e, sporadicamente, è possibile osservare anche qualche frutteto. Il Palmento del Campiere è indubbiamente un’importante testimonianza del patrimonio etno-antropologico di Maletto, che rievoca il passato agricolo della comunità, ma al contempo dona spunti per implementare il futuro turistico malettese.

Fontana Murata: percorrendo la SS. 284, che collega i comuni di Bronte, Maletto e Randazzo, adiacente alla “contrada Spirini”, nel territorio del comune di Maletto, per gli amanti della natura, e non solo, è possibile fare una breve sosta nell’area attrezzata di Fontana Murata. Un’ oasi di pace e tranquillità, non lontana dal centro abitato, che dona relax, e da cui è possibile lasciarsi incantare dalla visione alquanto maestosa e suggestiva dell’Etna, il tutto accompagnato dal soave suono dello scorrere dell’acqua dell’abbeveratoio presente. Nel sito è possibile trovare ristoro anche grazie alla presenza di fontane con acqua potabile, oltre che percorrere percorsi naturalistici che lo collegano con diverse attrattive quali il “Palmento del Campiere”, “Poggio Monaco” e “Bosco chiuso”. L’area attrezzata di “Fontana Murata” è una delle più rappresentative del patrimonio etneo, che con i suoi boschi e l’unione tra antico e nuovo, messo in  evidenzia  dalla presenza di caseggiati rurali, accompagnate da nuove strutture, (ristoranti e case abitate), mostra uno spaccato particolarmente rappresentativo del vissuto malettese.

Tipicità


Fragola

Prodotto tipico del paese, negli ultimi anni ha avuto un notevole impulso commerciale. La fragola di Maletto, nel mese di Giugno, richiama centinaia di turisti e di visitatori durante le loro vacanze in Sicilia. Durante questa sagra viene realizzata una gigantesca torta alle fragole che viene offerta ai visitatori come assaggio gratuito. Il frutto matura tra i primi di Maggio e la fine di Giugno e nell’ambito della festa vengono esposti diversi tipi di fragole: LA FRAGOLA PASTICCIERA E LA FRAGOLA RIFIORENTE (quella che viene coltivata tutto l’anno) matura da Gennaio a dicembre, e LA FRAGOLA TRADIZIONALE dal sapore più dolce e dall’odore profumato. Ultimamente, anche aziende legata alla trasformazione delle fragole hanno messo la base a Maletto, producendo marmellate, fragolino e prodotti derivanti dalla fragoricoltura.

Appuntamenti


GIUGNO

Sagra della Fragola

A Giugno Maletto si tinge di rosso, attirando folle di turisti da ogni parte della Sicilia e non solo, per gustare il sapore della più celebre eccellenza gastronomica del paese: la fragola. Da più di trent’anni, la Sagra della Fragola è uno dei più importanti appuntamenti annuali a Maletto, configurandosi come un’occasione unica per la valorizzazione di tale prodotto, vero e proprio fulcro dell’economia locale. Nel corso della manifestazione infatti, per le vie del centro storico, numerosi stand espositivi  offrono l’opportunità di degustare le principali varietà di fragole malettesi: la fragola tradizionale “Madame mutò”, che giunge a maturazione tra il mese di Maggio e gli inizi di Giugno, dal sapore inconfondibile e dal colore rosso intenso; la fragolina, che popola i frondosi boschi etnei di Maletto e ne caratterizza il suo affascinante paesaggio naturale, oltre ad essere particolarmente apprezzata in pasticceria per la realizzazione di torte e crostate; la fragola “rifiorente”, che matura da Gennaio a Dicembre. Accanto alle fragole, sono presenti anche altri stand gastronomici e di prodotti locali siciliani. Eventi a carattere folcloristico, spettacoli di vario genere, convegni dedicati alla fragolicoltura, si susseguono durante i giorni, creando un clima di festa e di sinergia tra turisti e abitanti del luogo, all’insegna dell’arte e del gusto. La sagra dura tre giorni, e si svolge di solito nell’arco di un intero weekend, dal venerdì alla domenica. In quest’ultimo giorno si concentrano i momenti più significativi dell’intera manifestazione: nel corso di mattinata è possibile poter assaporare il caratteristico riso alle fragole mentre, nel pomeriggio, avviene la degustazione della gigantesca torta alle fragole, dal peso di oltre mille chili, realizzata dalle maestranze locali e offerta agli ospiti presenti.

LUGLIO – AGOSTO

Estate Malettese

Spettacoli musicali, serate danzanti e iniziative culturali di vario tipo.

SETTEMBRE

Festa di S. Antonio di Padova

La seconda settimana di Settembre è dedicata ai festeggiamenti in onore del patrono di Maletto, S. Antonio di Padova. Una sentimento devozionale molto sentito da tutti i malettesi, i quali celebrano il loro santo da oltre tre secoli, allorquando il culto giunse dal vicino borgo di Bronte: la leggenda narra che, in seguito ad una colata lavica che rischiava di travolgere l’abitato (probabilmente l’eruzione del 1651), i brontesi, in preda al terrore, fuggirono dalla città, portandosi dietro la statua di S. Antonio, affinché potesse miracolosamente fermare la lava. Di fronte alla constatazione che l’incandescente fiume lavico non intendeva arrestarsi, abbandonarono la statua del Santo in aperta campagna e si diedero alla fuga. I malettesi, sulla via di ritorno dai lunghi periodi di mietitura e transumanza, trovarono il simulacro, il quale fu portato a Maletto, ove fu accolto con gioia e proclamato protettore della città. La festa è ricca di celebrazioni liturgiche, illuminazione straordinaria, spettacoli pirotecnici e si conclude con la suggestiva processione della domenica sera, con il pesante fercolo portato a spalla da decine di devoti che si divincola per le antiche viuzze del centro storico.

Festa di S.Vincenzo Ferreri

Compatrono, si celebra la terza domenica di settembre e presenta le stesse caratteristiche di quella di S. Antonio, seppure in tono minore.

DICEMBRE

Festività Natalizie

Tra Natale e l’Epifania, nelle antiche vie del centro storico di Maletto, si svolge il presepe vivente con la rappresentazione, in costume, della natività e dei Magi. La ricostruzione dei contesti contadini del passato e il caratteristico suono struggente delle “ciaramelle”, strumento tipico pastorale presente a Maletto dal 1600, che annuncia la nascita del Bambino, concorrono a creare un’atmosfera natalizia molto suggestiva, a contatto con le antiche tradizioni popolari malettesi.

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