La Lenticchia di Villalba: un tesoro “gigante”

Tempo di lettura 2 minuti • 18 Agosto 2015 • Pubblicato da silvia Lenticchia di Villalba

La Sicilia è da tutti conosciuta per le sue specialità enogastronomiche e, tra tutte, il piccolo paesino di Villalba, in provincia di Caltanissetta, può vantarne due di tutto rispetto: la lenticchia e il pomodoro siccagno.

La Lenticchia di Villalba è un prodotto agroalimentare tradizionale, riconosciuto come tale dalla Regione Siciliana e dal Ministero delle Politiche agricole. La coltivazione di questo legume nel territorio di Villalba risale agli inizi del XIX secolo ad opera del marchese Niccolò Palmeri, il quale introdusse un morfotipo a seme grande di colore verde, che nel tempo si è selezionato in un ecotipo esclusivo. Il periodo di massima espansione della coltura fu tra il 1930 e gli anni ’60, periodo durante il quale la lenticchia venne commercializzata anche all’estero.

Successivamente, la produzione si ridusse drasticamente a causa del forte peso della manodopera richiesta dalla coltura.
Oggi la coltivazione è limitata ad un’area ristretta, a causa delle numerose difficoltà legate alla coltivazione tradizionale ed alle scarse rese produttive relative ai metodi di coltivazione.
Ad occuparsi della tutela del prodotto è l’Associazione Produttori della Lenticchia di Villalba, che ne regolamenta la coltivazione attraverso un disciplinare di produzione in uso ai soci aderenti, ai quali viene riconosciuto il presidio Slow Food.

Come abbiamo accennato, la lenticchia di Villalba è un legume a seme grande (8 mm di diametro circa), macrosperma, di colore verde. La dimensione del diametro del seme lo rende il più importante ecotipo nell’ambito della classe supergigante, poiché nessun altro ecotipo o altra varietà coltivata raggiunge tali dimensioni.

La lenticchia di Villalba si caratterizza per un elevato contenuto proteico, un basso tenore in fosforo e potassio e per l’elevato contenuto in ferro.
Riccamente nutritive sono anche le paglie che possono essere usate per l’alimentazione degli animali domestici d’allevamento, quale sottoprodotto, al termine della raccolta.

Gli studi agronomici dimostrano che la Lenticchia di Villalba risulta senza dubbio uno dei tre soli genotipi autoctoni italiani con una valutazione di indubbio pregio tra le varietà esistenti.

Infine, dall’analisi degli aspetti tecnici si evince che il rilancio ed il successo della lenticchia, nel caso concreto dell’ecotipo di Villalba, dipendono in massima parte dalla possibilità di effettuare la meccanizzazione quasi integrale di questa coltura favorita dall’altezza della pianta che è maggiore rispetto alle altre attualmente coltivate, tant’è vero che in annate particolarmente favorevoli può raggiungere i 60 cm, mantenendo allo stesso tempo la tradizionale tecnica di coltivazione, fattore che garantisce la genuinità della Lenticchia di Villalba.