Le leggende del Castello di Mussomeli

Tempo di lettura 4 minuti • 27 Luglio 2015 • Pubblicato da silvia leggende castello mussomeli

Mussomeli, la bella cittadina nissena ricca di arte e di storia, è principalmente conosciuta per il suo splendido Castello Manfredonico Chiaromontano, la fortezza edificata nel ‘300 da Manfredi III Chiaramonte, conte di Modica, arroccata su una rupe, simbolo del potere dei baroni feudali e grandiosa opera architettonica che ci è pervenuta ben conservata fino ai giorni nostri.

La storia del Castello, è legata a numerose leggende che la tradizione tramanda da generazioni.

La prima e forse la più conosciuta tra le leggende del Castello, è quella che narra la tragica vicenda di Laura Lanza, figlia di Cesare e Baronessa di Carini, effettivamente avvenuta e documentata in un atto del 1563, conservato nella chiesa parrocchiale del paese.

leggende baronessa di cariniLa giovane Laura, andata in sposa a soli 14 anni, per volere del padre, a Don Vincenzo la Grua Talamanca, Barone di Carini che, tutto preso dagli affari legati alla sua proprietà, si disinteressava della moglie, aveva un amico d’infanzia, Ludovico Vernagallo, con il quale soleva passare molto del suo tempo e ben presto molti cominciarono a pensare che ne fosse divenuta l’amante.
La leggenda narra che Cesare Lanza, venuto a conoscenza del rapporto tra la figlia e il giovane cavaliere Ludovico, per difendere l’onore del Casato, si recò presso il Castello di Carini, dove dimorava Laura e, cogliendola sul fatto, l’assassinò strangolandola.
Pare che fosse stato un frate del vicino convento ad informare il padre ed il marito di Laura del presunto tradimento della giovane, e questi, assieme, freddamente meditarono e prepararono l’assassinio: quando l’ignobile spia si accorse che i due amanti stavano insieme, avvertì don Cesare Lanza che accorse nella stessa notte a Carini, accompagnato da una sua compagnia di cavalieri e, fatto circondare il castello per evitare qualsiasi fuga dell’amante di sua figlia, vi irruppe all’improvviso e, sorpresili a letto, li uccise.
Avvenuto l’infame delitto, Cesare Lanza, divorato dai rimorsi, decise di rifugiarsi nel Castello di Mussomeli per espiare la sua colpa e, ancora oggi, sembra, che lo spirito di questa infelice donna vaghi per il Castello di Mussomeli alla ricerca del padre che l’avrebbe uccisa ingiustamente.

La seconda tra le leggende legate al Castello di Mussomeli è quella cosiddetta delle “tre donne”.
Si narra che, un tempo, il Castello era abitato dal ricco e potente principe Federico che aveva tre sorelle molto belle, Clotilde, Margherita e Costanza.
Un giorno, il principe si dovette recare in guerra e, non avendo a chi affidare la custodia delle tre fanciulle, decise di chiuderle in una camera, lasciando loro il cibo necessario. Fece quindi murare la porta della stanza e partì.
La guerra, però, durò più del previsto e le tre ragazze consumarono tutto il cibo.
Nel Castello non era c’era nessuno a cui chiedere aiuto e, dopo avere resistito per giorni a digiuno e non potendo più resistere per la fame, tentarono di mangiarsi le scarpe dopo averle messe a cuocere. Finita la guerre il principe ritornò al castello e corse nella stanza delle tre sorelle dove le trovò morte con le scarpe tra i denti.
Da allora quella stanza è chiamata la “Camera delle tre donne”.

La più coinvolgente tra le leggende, tuttavia, è quella legata ad un altro fantasma del Castello, Don Guiscardo de la Portes. Nel 1975, pare che il suo spirito comparve al custode Pasquale Messina.
leggende mussomeliIl fantasma raccontò al custode tutta la sua storia: egli era figlio di un ricco mercante spagnolo e marito devoto e innamorato della bella Esmeralda in attesa del loro primo figlio. Un giorno del 1392 dovette partire con l’esercito di Re Martino I per sedare la rivolta di Andrea Chiaramonte. Dopo che il Chiaramonte, che ostacolava l’ingresso dei reali a Palermo, fu catturato e decapitato, desideroso di vedere il Castello di Manfreda (antico nome di Mussomeli), il soldato lasciò la città di Palermo diretto nel cuore della Sicilia. Durante il suo viaggio, però, venne attaccato dai soldati di Don Martinez, un uomo innamorato della bella Esmeralda, ma da lei rifiutato e desideroso di vendicarsi del rivale Guiscardo. Così il giovane cavaliere, ferito gravemente, fu rinchiuso nei sotterranei del Castello.
Come narrò lo stesso Guiscardo al custode: “Da buon cristiano avrei dovuto pregare. In un attimo di smarrimento, però, prima di morire imprecai contro Dio. All’improvviso avvertii di essere uscito dal mio corpo pur continuando a trovarmi nella stessa stanza. Dopo pochi istanti fui attirato dentro una lunga galleria buia dove sbucai in una vivida luce. Fui avvicinato da quattro spiriti vaganti, i quali mi riportarono indietro. Il Supremo mi aveva condannato a vagare per mille anni sulla terra per avere imprecato contro di Lui. Appena morto, presero il mio corpo e lo seppellirono di nascosto e il mio spirito restò vivo qui dentro il castello”.

In tanti a Mussomeli credono a questa storia, tanto più che Guiscardo è apparso, successivamente, anche ad un gruppo di turisti in visita al Castello.