Comune di Roccavaldina

Cenni storici


Il paese di Roccavaldina è uno tra i comuni che ebbe il maggior numero di dominazioni nel corso della sua storia. Le prime testimonianze risalgono al 260 a.C. circa, quando, sotto i Romani, nella zona venne a costituirsi un nucleo di semplici casolari, denominato Pagus Lavina. Posto a metà strada tra Milazzo (Mylae) e Rometta (Pyxus), questo luogo divenne una stazione di posta e per il cambio dei cavalli, attorno alla quale si formò, nel tempo, l’antico abitato. Successivamente subentrarono i Bizantini, gli Arabi, i Normanni, gli Svevi, gli Angioini ed infine gli Aragonesi. Nel 1300 il territorio fu affidato al nobile cavaliere Giovanni La Rocca, da cui derivò il toponimo “Rocca”. Nel corso del tempo, il feudo cambiò più volte padrone fino al 1509, anno in cui Andrea Valdina acquistò quelle terre e pose le basi per una nuova famiglia baronale. Nel 1600 il feudo raggiunse il suo massimo splendore grazie a Pietro Valdina il quale, nel 1623, divenne Marchese della Rocca con la facoltà di aggiungere il proprio nome a quello del feudo, da allora denominato “Roccavaldina”. Anni dopo, la famiglia Valdina si ritirò nel piccolo centro e vendette tutti i suoi titoli nobiliari. Durante gli anni Roccavaldina diede un grande supporto ai borghi limitrofi di Valdina e Torregrotta, che nel ‘900 divennero comuni autonomi.

Attrattiva principale


Il castello di Roccavaldina è la più importante testimonianza storico-architettonica che sorge all’interno della piazza principale del paese. La sua costruzione risale intorno al ‘500, inizialmente adibito a struttura difensiva e solo successivamente a residenza nobiliare. Nel castello è infatti possibile distinguere due aree: una con caratteristiche militari (la facciata) e l’altra dalle funzioni tipicamente abitative (il loggiato interno e le sale). Quanto alla sua storia, la costruzione del castello si deve al Barone Valdina che nel 1509, dopo aver acquistato due Casali, fece costruire la fortezza con dei cunicoli sotterranei. Sono tre i periodi che segnano la storia del castello: nel 1600, quando fu costruita un’ala dai tratti tipicamente nobiliari, le cui pareti erano abbellite da vere e proprie opere d’arte come il Cristo crocifisso del Caravaggio, che andò perso in seguito all’estinzione del ramo familiare; nel 1800, quando il castello venne adibito a carcere e nel 1908, quando in seguito al terribile terremoto cedette un’ala del castello, successivamente restaurata.

Da visitare


Duomo: detto anche “Chiesa Madre”, è dedicato a San Nicola di Bari e risale all’epoca romano-bizantina. Dopo un terremoto che, nel 1500, fece crollare parte del duomo, la sua ristrutturazione si dice sia avvenuta per gradi. Inizialmente vennero ristrutturate le due cappelle, una dedicata a San Nicola e l’altra alla Vergine delle Grazie; in seguito fu la volta del campanile di stile rinascimentale, composto da una cella campanaria a loggia aperta su quattro fronti. Al suo interno il duomo detiene importanti tele raffiguranti S. Antonio Abate Anacoreta e S. Giuseppe.

Farmacia Cinquecentesca: la nascita dell’antica farmacia risale al 1628, grazie al prezioso contributo del roccese Don Gregorio Bottaro che donò un corredo di vasi alla Confraternita del Santissimo Sacramento, da lui acquistati per 400 onze ad un’asta pubblica. Oggi la farmacia è conosciuta in tutto il mondo per la meravigliosa collezione di ben 238 vasi che custodisce, la seconda per grandezza anche se mancante di altri pezzi, conservati in musei e collezioni private (ad esempio a Faenza, in Inghilterra e in Francia). Gli studiosi ritengono che l’intera collezione si componesse di oltre 350 vasi. Sopra ciascun pezzo sono presenti una colomba e tre stelle, lo stemma di Cesaro Candia, probabilmente un commerciante messinese che aveva commissionato la produzione di queste maioliche. A realizzarle fu nel 1580 il ceramista urbinate Antonio Patanazzi, come si evince dalla firma e dalla data riportate su alcuni dei pezzi ceramici conservati nella Farmacia. Questa meravigliosa collezione si presenta incorniciata dalla scaffalatura originale degli inizi del ‘600, al centro della quale campeggia il quadro raffigurante l’Ostensorio del SS. Sacramento, stemma della Confraternita.

Chiesa della Madonna della Catena: a dominare l’antico Casale Rocca vi è la chiesa della Madonna della Catena risalente all’anno 1000. Al suo esterno la facciata frontale e l’antico campanile sono rivestiti da tegole incastonate alle pareti, che conservano motivi architettonici tipici dell’anno di costruzione. All’interno, la chiesa si presenta scandita da tre colonne in muratura che creano una piccola navata laterale. La navata centrale presenta un altare, su cui è posto il quadro della Madonna della Catena con S. Barbara e S. Agata, il tutto incastonato in una cornice barocca monumentale d’oro.

Convento dei Cappuccini: il convento dei Cappuccini di epoca seicentesca era inizialmente proprietà dei Padri Conventuali Riformati di Messina con il titolo di S. Cecilia e la Chiesa intitolata a San Giovanni Battista, in seguito intitolata a San Francesco d’Assisi. Negli anni a seguire, con la riforma di Papa Sisto V, il convento non solo rimase vuoto ma fu anche abolito. Solo nel 1627, Papa Urbano VIII legalizzò l’entrata nel convento dei frati Cappuccini; il loro ingresso avvenne il 20 febbraio, giorno di San Mattia Apostolo, dopo la consueta processione con la presenza del Marchese della Rocca Don Andrea Valdina. Il convento divenne così luogo di cura per gli infermi e sede delle pratiche di noviziato e studio. Nel 1865, a seguito del moto del risorgimento e di una legge approvata dal Parlamento, vennero chiusi Monasteri e Conventi, e così anche quello di Roccavaldina. Oggi il convento è di proprietà del comune che lo acquistò nel 1897 per ben £. 1.163. La distruzione del terremoto del 1908 risparmiò solo la Chiesa con la stanza del Rettore. Il cenobio è stato recentemente restaurato, mentre l’area circostante è diventata verde pubblico con strutture per il tempo libero.

Casa Vermiglia: risale al ‘700 l’antica residenza della nobile famiglia dei Vermiglia. Al suo interno è possibile notare sul soffitto un meraviglioso affresco. Parte dell’abitazione è stata adibita a sala convegni ed è oggi utilizzata durante alcune manifestazioni cittadine.

L’antico Palmento: di appartenenza alla famiglia Vermiglia, l’antico palmento si trova all’ingresso del centro cittadino. Esso offre ai visitatori il vivido ricordo della vita agricola del paese, grazie agli antichi strumenti di lavoro che ospita, tra i quali torchio, macina e camera di raccolta del mosto.

Fontana Lea: alle spalle del Palazzo Baronale si può notare un’antica Fontana monumentale in marmo di Billiemi, ordinata dal Principe Valdina nel 1673 e fatta ripristinare nel 1895 dal sindaco Nicolò Farsaci.

L’antico Lavatoio: dopo il ripristino dell’acquedotto Lea, fu costruito nell’800 l’antico lavatoio formato da otto vasche identiche, che venne utilizzato per varie mansioni dalle donne del paese fino ai primi anni settanta.

Chiesa dei SS. Cosma e Damiano: situata nei pressi del castello, la chiesa dei SS. Cosma e Damiano fu costruita tra il ‘500 ed il ‘600. Si dice che proprio per la vicinanza al castello, essa potrebbe essere stata la Cappella della famiglia Valdina.

Chiesa di Gesù e Maria: la chiesa di Gesù e Maria è una piccola cappella costruita nel 1666 dal Principe Valdina, per sua devozione.

Tipicità


La pianta del pomodoro ha origine in America latina; successivamente essa fu importata in Europa, dove si pensava che i suoi frutti di colore rosso acceso non fossero commestibili, quindi questa pianta fu per molto tempo coltivata per fini estetici e del tutto ornamentali. L’Italia è il terzo paese al mondo che produce ed esporta il pomodoro; in Sicilia in modo particolare, quando il grappolo di questo frutto viene raccolto e conservato prende il nome di “a scocca”. Una delle zone più rinomate dei Peloritani, il cui territorio rende uniche le caratteristiche organolettiche del pomodoro, è Roccavaldina, in quanto la pianta solanacea cresce in condizioni climatiche particolari che permettono all’ortaggio di svilupparsi.  La sua semina coincide con il giorno di Sant’Agata (5 febbraio), giorno in cui si prepara il terreno dove collocare i semi conservati l’anno precedente. Nei mesi successivi la struttura della pianta si completa e si rafforza fino alla sua raccolta che di solito avviene nella seconda metà del mese di luglio. La sua raccolta deve avvenire non singolarmente ma in un unico grappolo, da qui prende il nome di “Pumadoru ruccaloru a scocca”.

Appuntamenti


GENNAIO

Processione Bambin Gesù

Il 6 Gennaio la statua del Bambin Gesù viene portata in processione per le vie del paese.

FEBBRAIO

Carnevale Roccese

Organizzata da varie associazioni, la festa in maschera si svolge in tre giorni.

MARZO

Festa della Donna 

L’8 Marzo si svolge un convegno sul tema della donna presso la Casa Vermiglia organizzato dall’ Associazione Antares Onlus.

APRILE

Pasquetta ai Cappuccini

Manifestazione culinaria a base di dolci tipici del periodo organizzata dall’ Associazione Proroccavaldina o Antares Onlus.

MAGGIO

Processione Madonna delle Grazie

La prima domenica del mese la statua della Madonna viene portata in processione per le vie del paese.

GIUGNO

Corpus Domini

Si svolge una processione per le vie del paese con tappeti di fiori in prossimità delle stazioni di sosta.

LUGLIO

Processione Madonna del Carmelo

La terza domenica del mese la statua della Madonna del Carmelo viene portata in processione per le vie del paese.

Di Cortile in Cortile

La quarta domenica del mese organizzata dall’Associazione Antares Onlus si svolgono mostre di quadri e sculture nei cortili del centro storico.

AGOSTO

Estate Roccese

Varie manifestazioni di tipo teatrale, musicale e sportive.

Festa della Birra e della Salsiccia

La prima domenica del mese si svolge la sagra paesana a base di panini e salsicce, organizzata dall’Associazione Belvedere.

Maccheronata

La seconda domenica del mese avviene la sagra paesana a base di maccheroni.

Festa del Convinto

Dal Medioevo ad oggi, la popolazione tiene un “convito” in ringraziamento alle opere miracolose del Santo Patrono, San Nicola. La denominazione della festa deriva dall’uso di trascinare per le vie del paese un grosso vitello (simbolo del male) che viene successivamente sacrificato e condiviso dalla popolazione in un grande banchetto insieme a del riso cucinato.  La festa è molto attesa e sentita dai paesani, proprio perché non viene organizzata tutti gli anni, ma ricorrendo ogni 5-50 anni e si svolge la prima domenica del mese. Essa tende ad intrecciare il sacro al profano, ed è infatti caratterizzata da due sfilate: una processionale, seguita dai fedeli, e l’altra sul luogo del sacrificio del vitello, a simboleggiare la vittoria del bene sul male ferino.

SETTEMBRE

Festa dei Santi Cosma e Damiano

Il 27 Settembre si svolge una messa in onore dei Santi.

OTTOBRE

Festa di San Francesco

Il 4 Ottobre si svolge una messa in onore del Santo presso la Chiesa dei Cappuccini.

NOVEMBRE

Commemorazione dei Caduti

Il 4 Novembre si depone una corona d’alloro sul Monumento dei Caduti.

DICEMBRE

Processione di San Nicola

La tradizione più importante per il paese di Roccavaldina è la festa patronale di San Nicola che si celebra il 6 di Dicembre. La preparazione della processione comincia qualche giorno prima con il trasferimento della statua del Santo dalla sacrestia alla chiesa dove vi resterà tutto l’anno dopo la solenne processione che conduce il simulacro con il Santo per le viuzze del paese.

Natale Insieme

Si svolgono varie manifestazioni per le vie del paese e concerti musicali.

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