Comune di Vittoria

Cenni storici


Victoria pulchra civitas post Camerinam“, così recita il festone tra gli artigli dell’aquila nera che è nello stemma della città.

Il territorio si sviluppa sulla piana di Vittoria, affacciata sul Canale di Sicilia, definita dai greci “Plaga Mesopotamica Sicula”, poiché limitato dai due fiumi Ippari e il Dirillo. La città fu fondata su una pianura molto fertile nota come contrada “Boscopiano”. A sud della città si sviluppa la “Riserva naturale Pino d’Aleppo”, lungo il fiume Ippari, fino alla foce. Le coste che si affacciano sul mare sono basse e sabbiose e raramente articolate da scogli. Il punto più alto anche se scarsamente montuoso è il monte Calvo (250 metri).

La zona costiera rappresentata soprattutto dalla frazione marinara di Scoglitti che con il suo porto/rifugio che arriva fin in piazza, il vecchio faro e km di litorale sabbioso e libero rappresentano una risorsa d’inestimabile valore che giunge nella zona di Cammarana a confine con l’antichissima Kamarina, che sorge appunto sulla foce del fiume Ippari un tempo navigabile e centro di scambi commerciali con l’entroterra siciliano, fiore all’occhiello della civiltà greca ben rappresentata dalle rovine insistenti su una zona ampia ed ancora non totalmente esplorata.

La città nacque nel 1607, per completare il processo di colonizzazione dell’area occidentale dell’antica Contea di Modica, iniziato in maniera massiccia nel 1550 ad opera dei Conti Enriquez Cabrera, residenti in Spagna, dopo il fallimento della trattativa con l’imperatore Carlo V per una permuta delle terre siciliane con altre in Castiglia. La zona per la fondazione fu prescelta dal governatore della Contea Paolo La Restia, al centro del feudo di Boscopiano, nella parte mediana della valle dell’antico fiume di Cammarana, su cui si affaccia con un magnifico belvedere.

L’area risulta abitata sin dall’Età del Bronzo, con evidenze archeologiche dall’età imperiale (II sec. dopo Cristo) fino all’epoca bizantina (inizi IX secolo d. C.), ma non mancano seri indizi dell’importanza della zona in epoca medievale, un vero e proprio crocevia di strade che faceva di Grotte Alte (questo il nome della contrada scelta da La Restia) il punto di risalita delle trazzere che dalla valle si dirigevano lungo il pianoro, verso Terranova. Vittoria, così chiamata dal nome della fondatrice Vittoria Colonna (1558-1633), nata per il vino, rispettò per quasi tre secoli questa sua vocazione, producendo diverse qualità di “vino nero” riconosciuto come assai pregiato già negli anni Settanta del Settecento da Domenico Sestini (fiorentino, segretario del Principe di Biscari).

Oggi è la decima città dell’Isola per popolazione e capitale, possiamo dire, di un grande distretto agricolo che si estende lungo tutta la fascia costiera della provincia di Ragusa e delle aree limitrofe delle province di Caltanissetta e di Siracusa.

Attrattiva principale


E’ presente una struttura fieristica che ha vissuto anni di vero lustro, la famosa ed ormai molto conosciuta Emaia, una volta una vera e propria fiera campionaria, che ha visto ad ogni edizione migliaia di visitatori, che in seguito è stata accompagnata da varie edizioni “aggiuntive” ma dicerto due su tutte restano una vera attrazione, in primis la cosidetta fiera di San Martino o fiera Novembrina.

Il “Vittoria Jazz Festival”: si svolge a giugno in Piazza Enriquez.

Il premio letterario Ninfa Camarina: dal 1998, oggi Premio nazionale della critica, biennale, viene assegnato in base alle recensioni pubblicate su importanti testate giornalistiche, a un’opera di narrativa italiana edita.

Il premio ha anche due premi satelliti: La Ninfa D’Argento, assegnata ad artisti affermati siciliani o che si sono occupati della Sicilia e il premio di cultura classica Virgilio Lavore, assegnato ad esponenti della cultura classica, archeologi, storici, docenti.

Da visitare


Sul piano architettonico Vittoria ha assorbito, in modo determinante, le novità artistiche del movimento modernista novecentesco, al punto da poter essere denominata Città del Liberty.
La raffinatezza ornamentale, la sinuosità e flessuosità delle linee costruttive e decorative, la stilizzazione degli elementi, il connubio ferro-cemento- vetro-pietra, sono tutti elementi incisivi e caratterizzanti dell’Art Nouveau, presenti nel nostro Liberty locale. E’ il Liberty degli scalpellini, dei capimastri, dei decoratori, a volte assistiti da ingegneri e geometri, raramente da qualche architetto. La committenza a Vittoria proviene sia da una ricca e nuova borghesia evoluta che da famiglie del ceto medio, da artigiani e agricoltori benestanti, arricchiti dagli introiti che la produzione della vitivinicoltura offriva, garantendo loro, una significativa crescita economica e una nuova posizione sociale. Il periodo che va dal 1900 al 1940 caratterizzerà Vittoria, conferendole un aspetto tipicamente Liberty.

Sono pertanto davvero innumerevoli i palazzi, le facciate ed i percorsi che si possono definire per le vie della città tra piazze, Chiese di rilievo Storio Architettonico, monumenti, senza dimenticare il fiore all’occhiello della piazza principale dove insiste il teatro comunale definito una “scala in miniatura” per le sue qualità acustiche e costruttive oltre che prettamente estetiche che sorge accanto alla chiesa delle Grazie e all’attiguo convento dei frati minori recentemente restaurato.

Da non dimenticare la mai abbastanza citata “fontana del Garì” o dei leoni, costruita nel 1721 dai Frati Cappuccini che scavarono un acquedotto nelle terre loro concesse da Cristoforo Garì, aveva la funzione di un semplice abbeveratoio per animali. Tale abbeveratoio, venne ritoccato nel 1879 da Rosario Cancellieri, il quale l’abbellì con cinque teste di leoni in ghisa. Inaugurata il 13 agosto 1881, la fonte serviva ai cittadini per fornirsi di acqua, sia per uso domestico che come abbeveratoio per gli animali, in quanto situata in un punto molto vicino ad una delle uscite del paese e, quindi, facilmente utilizzata da chi entrava o usciva.

La Villa Comunale, estesa sul belvedere della valle dell’ippari con la sua lussureggiante vegetazione che digrada verso la valle del fiume.

Ancora da valorizzare sono le grotte che attraversano il sottosuolo della città e che la collegano sotteraneamente da parte a parte in un groviglio incredibile ed estremamente affascinante, usato anche in tempo di guerra per gli spostamenti delle milizie.

Sono anche presenti due musei, quali quello della civiltà contadina ed il museo Italo Ungherese mentre con rammarico ancor oggi non c’è un museo della pesca che sarebbe atto dovuto alla comunità marinara che vive la frazione di Scoglitti.

Tesoro inespresso è rappresentato dalla Riserva Naturale del Pino D’aleppo e dalla flora e fauna da essa racchiusa, oltre a degli splendidi percorsi che sono fruibili almeno per 300 giorni l’anno essendo la zona con il miglior microclima della provincia anche per via della scasa altitudine e della vicinanza al mare.

Tipicità


Tra le tipicità enogastronomiche troviamo i maccheroni con il ragù di maiale, le costate di maiale ripiene, la salsiccia, i cannoli di ricotta e tanto altro come:

La pagnuccata: un impasto di farina e vino, tagliato a dadini, fritti poi nell’olio bollente e amalgamati con miele e riavulina (zucchero a forma di bastoncini di mille colori).

Le classiche ” ‘mpanate d’agnello “: un involucro di pasta di pane con all’interno pezzi di carne di agnello (o di vitello) soffritto con cipolla e piselli; i “pastieri” impasto di pane aperto, con dentro interiora d’agnello e soffritto con piselli; “i cassateddi” impasto di pane ripieno di ricotta frullata con zucchero e condita con cannella e riavulina. E poi le uova sode, inserite in canestri fatti di pane, dette panarini e dolci di tutti i tipi: dai tipici biscotti bollitti (affucaparrini) ai taralli ai zuddi fatti con pasta di mandorle e farina.

In Tempo di vendemmia c’è la “mustata” fatta con mosto addolcito con cenere e bollito, mescolato con amido o semola fino ad ottenere una crema che viene condita con mandorle tostate e cannella. La mustata si consuma calda o anche in inverno dopo averla fatta seccare al sole. Sempre con il mosto viene fatto un altro dolce: i “cuddureddi“, anellini di impasto di farina e mosto cotti nel mosto o nel vinocotto diluito, anch’essi conditi con mandorle tostate tritate e cannella.

Quella di San Martino E’ una festa tutta vittoriese, e si gustano le frittelle, impasto di farina e acqua fatto lievitare per diverse ore e fritto in olio bollente. Possono essere salate, cioè condite con sarde salate, o dolci condite con zucchero, uva passa, cannella e volendo anche semi di finocchio.

Al di là delle feste vi sono molti altri prodotti della cucina vittoriese. Ne citiamo solo alcuni: “Scacce” (focacce): involucri di pasta di pane ripiena di salsa di pomodoro e cipolla, o di ricotta e salsiccia o di cavolfiori, di patate, di melanzane ecc… “Ciappi“: pomodoro spaccato ed essiccato al sole e quindi conservato con basilico e olio; “Capuliato” derivato dalla macinazione del pomodoro essiccato, con aggiunta di peperoncino e basilico. “Strattu“: estratto di pomodoro essiccato al forte sole di luglio; “Arancine” di riso, al ragù di carne con uovo sodo e piselli, fritte in olio bollente; Ravioli di ricotta conditi col sugo di maiale e ancora pizze, polpette di patate, pasta di casa con il macco (purea di fave), falsomagri al sugo, carciofi ripieni di riso e naturalmente il pesce.

Tra i vari pesci è tipica la “trigghiuledda” triglie giovanissime passate nella farina con basilico e pomodoro a pezzetti, fritte in una sorta di sformato.

Tra i contorni spicca la caponatina con melanzane, peperoni, cipolle, sedano, capperi e olive, aceto e zucchero. La zucca gialla fritta, con aceto e olive nere.

I cipudduzzi (lampasciuoli) cipollotti dal cuore amaro, cucinati bolliti e conditi con olio, limone, aglio e prezzemolo o in agrodolce, insaporiti con un soffritto di aglio prezzemolo salsa di pomodoro, aceto e zucchero.

Appuntamenti


Gli appuntamenti principali da non perdere sono:

La Festa di San Giovanni a Gennaio.

La Festa San Giovanni a Luglio.

Il Carnevale.

San Martino.

La Madonna di Cammarana.

San Giuseppe.

I Parti: ogni anno il Venerdì Santo in Piazza della Libertà.

 

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